Piccoli, astuti, spesso crudeli e quasi sempre sacrificabili: il goblin nel fantasy è il mostro da cui il protagonista parte per crescere di livello. Eppure la sua storia è molto più lunga, e più strana, di quella di un semplice nemico da eliminare.
Da dove viene la parola “goblin”
Il termine entra nell’inglese nel Trecento, dall’anglo-normanno e dal francese antico gobelin. Le attestazioni più antiche sono ancora più indietro: un latino medievale gobelinus compare intorno al 1140 in una cronaca di Orderico Vitale, dove indica un demone cacciato da una chiesa a Évreux, e una cronaca del 1195 lo usa per una “figura traditrice”.
L’origine esatta è discussa. Qualcuno lo collega al greco kóbalos, un folletto dispettoso, altri al tedesco kobold, ma quest’ultimo legame resta incerto. Una teoria interessante sostiene che in origine fossero spiriti domestici protettori, poi demonizzati sotto l’influenza cristiana. Un lieto fine rovesciato: da guardiani della casa a mostri.

Quell’anima di spirito dispettoso, a metà tra demone e folletto, non è mai sparita del tutto. Basta pensare al Green Goblin, il nemico di Spider-Man apparso su The Amazing Spider-Man #14 nel 1964: nell’idea originale di Stan Lee era un demone mitologico, poi Steve Ditko ne fece un uomo, Norman Osborn, ma l’equipaggiamento è rimasto a tema Halloween, con le sue bombe a forma di zucca. Un goblin che torna, di fatto, spirito di Halloween.
Tolkien e il goblin “da orda”
Il goblin come lo immaginiamo oggi nasce soprattutto con Tolkien. Ne Lo Hobbit le creature malvagie delle Montagne Nebbiose si chiamano goblin, mentre ne Il Signore degli Anelli sono per lo più chiamate orchi, e “goblin” resta per i più piccoli. Dal quel momento il goblin diventa l’orda anonima: tanti, brutti e senza una storia propria.
Dungeons & Dragons: il mostro da incontro casuale
Con Dungeons & Dragons il goblin si standardizza. Il gioco diffonde il termine “goblinoidi”, una famiglia che comprende goblin, bugbear e hobgoblin, tipici avversari barbarici e fissi negli incontri casuali. È il goblin come unità di misura: serve a far sentire forte il giocatore al primo livello.
Warhammer: il goblin verde alle dipendenze degli orchi
In Warhammer Fantasy il goblin fa parte dei pelleverde, la grande famiglia di creature dalla pelle verde guidata dagli orchi.
La vera particolarità è il ruolo sociale. I goblin sono molto più piccoli e magri degli orchi, tra 4 e 5 piedi di altezza, e vivono all’ombra dei cugini più grossi. Gli orchi rispettano solo forza e brutalità e sono troppo pigri per tutto ciò che non sia combattere, quindi i goblin diventano la manodopera delle tribù: cacciano, costruiscono, allevano e fabbricano. In compenso hanno una posizione debole, e chi sta sopra di loro tende a trattarli di conseguenza.
Il carattere è coerente con la condizione: ingannevoli, codardi, preferiscono colpire alle spalle o da lontano e cercano sicurezza nel numero, combattendo in grandi orde. È il goblin che sopravvive perché sa arrangiarsi, non perché è forte.
Quando il goblin ha una civiltà: il caso Confrontation
Non tutto il fantasy lo ha trattato come carne da macello. Nel gioco di miniature Confrontation di Rackham, i goblin di No-Dan-Kar hanno un posto tutto loro nel mondo di Aarklash: ex schiavi dei nani di Tir-Na-Bor, fuggiti quando il dio Rat li ha chiamati, hanno fondato un impero nelle paludi, governato dall’imperatore Izothop. Si sono poi sparsi in tutto il continente, divisi in molte tribù e con un notevole numero di inventori.
La loro società è la parte più originale: non si organizza per sangue, ma per ricchezza. Il più ricco è il re, e sotto di lui vengono duchi, baroni e conti, ordinati in base al patrimonio. I titoli non sono ereditari nel senso della nobiltà di nascita, ma nel senso dell’eredità: si trasmette il patrimonio, e con esso il rango. È un’idea notevole, perché trasforma la gerarchia feudale in una questione di denaro. Da soli i goblin sono una seccatura, ma uniti sotto un’unica bandiera diventano una minaccia seria.
Il goblin protagonista: Occhifurbi
Mancava un ultimo passo: dare al goblin il punto di vista. In F*cking Fantasy il protagonista è Occhifurbi, un goblin alto un metro e dieci che attraversa paludi, taverne e campi di battaglia con astuzia, ironia e nessuna intenzione di redimersi. Non è l’orda, non è il mostro da sconfiggere: è lui a decidere come si risolve la scena, e i cavalieri umani sono l’ostacolo.
È l’ultimo tassello di una storia iniziata con un demone cacciato da una chiesa: da spirito della casa a mostro, da mostro a orda, da orda a protagonista. Il goblin nel fantasy ha completato la sua evoluzione.


Domande frequenti sui goblin
Qual è l’origine della parola goblin?
Viene dall’anglo-normanno e dal francese antico gobelin, già attestato nel latino medievale intorno al 1140. L’origine ultima è incerta.
Goblin e orchi sono la stessa cosa?
Nella narrativa fantasy moderna i goblin derivano dagli orchi di Tolkien. Ne Lo Hobbit i goblin sono le creature delle Montagne Nebbiose; ne Il Signore degli Anelli si parla soprattutto di orchi, e “goblin” indica quelli più piccoli. In Warhammer i goblin sono i sottoposti degli orchi: più piccoli, più deboli, e utilizzati come manodopera nelle tribù pelleverde.
Cosa sono i goblinoidi?
Un termine reso popolare da Dungeons & Dragons per indicare la famiglia dei goblin, dei bugbear e degli hobgoblin.
I goblin sono sempre malvagi?
No. In origine erano spiriti domestici e in alcuni mondi, come quello di Confrontation, hanno una civiltà e una società proprie.
Esistono romanzi con goblin protagonisti?
Sì: F*cking Fantasy ha come protagonista il goblin Occhifurbi, insieme ad altri quattro antieroi mostruosi.
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