Storia della fantascienza: specchio dei tempi e motore della scienza

Storia della fantascienza: specchio dei tempi e motore della scienza

Nel 1899 un ragazzo americano di diciassette anni si arrampica su un ciliegio per potarlo. Ha appena letto La guerra dei mondi di H.G. Wells e, guardando il cielo, immagina una macchina capace di arrivare su Marte. Si chiama Robert Goddard: ventisette anni dopo lancia il primo razzo a combustibile liquido della storia. Un romanzo aveva appena acceso un pezzo di scienza.

Un ragazzo di fine Ottocento seduto su un ciliegio guarda Marte nel cielo della sera.

La storia della fantascienza è piena di momenti così. La tesi di questo articolo è che la fantascienza non prevede il futuro: fotografa le paure del suo tempo e, nello stesso momento, dialoga con la scienza in entrambe le direzioni. A volte la scoperta arriva prima e il romanzo la insegue. A volte succede il contrario.

Lo specchio dei tempi: ogni epoca ha la sua paura

Se metti in fila i titoli più famosi per decennio, vedi cambiare l’ansia collettiva. Le date si sovrappongono e i temi ritornano, ma le tendenze principali sono queste:

  • Anni ’50 – l’invasore. In piena Guerra fredda, la paura del nemico e della bomba diventa paura dell’alieno: La guerra dei mondi (1953), L’invasione degli ultracorpi (1956).
  • Anni ’60 – lo spazio da conquistare. È l’epoca del programma Apollo: Star Trek (1966) e 2001: Odissea nello spazio (1968), uscito un anno prima dello sbarco sulla Luna.
  • Anni ’70 – le risorse finiscono. Dopo lo studio I limiti dello sviluppo (1972) e la crisi del petrolio, arrivano 2022: i sopravvissuti (1973) e Mad Max (1979). Nello stesso periodo l’alieno diventa spesso buono: Incontri ravvicinati (1977), E.T. (1982).
  • Anni ’80-’90 – la macchina. Computer e intelligenze artificiali fuori controllo: Terminator (1984), Matrix (1999).
  • Dal 2000 – il pianeta e il corpo. Clima (WALL-E, Interstellar) e genetica: cloni, embrioni selezionati, esseri viventi progettati.

Il filo comune è uno solo: la fantascienza prende ciò che preoccupa il presente e lo spinge fino alle conseguenze estreme. Per questo invecchia in fretta nei dettagli tecnici, ma resta attuale nelle domande. La storia della fantascienza diventa storia della paura umana.

storia della fantascienza. Elenco delle paure applicate alla fantascienza. Anni '50 l'invasore (Guerra fredda) - La guerra dei mondi (1953), Anni '60 Lo spazio (programma Apollo) - 2001 Odissea nello spazio (1968), Anni '70 Le risorse (crisi del petrolio) 2022 i sopravvissuti (1973), Anni '80-'90 La macchina (computer e IA) Terminator (1984), dal 2000 Il corpo (Clima e genetica) - Non lasciarmi (2005)

Quando la scienza ispira la fantascienza

La direzione più ovvia è questa: arriva una scoperta e gli scrittori ci costruiscono sopra. L’esempio più chiaro riguarda proprio la clonazione. Prima della pecora Dolly i cloni erano un’idea per pochi appassionati. Dopo l’annuncio del 1997 sono diventati un tema di massa: Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro (2005), il film The Island (2005), la serie Orphan Black (2013). Ne parlo in dettaglio in Clonazione umana: cosa dice davvero la scienza.

Stessa dinamica per la genetica. Mentre il Progetto Genoma Umano (avviato nel 1990) prometteva di leggere tutto il nostro DNA, il cinema rispondeva con Gattaca (1997): una società che giudica le persone dal loro codice genetico già alla nascita.

Quando la fantascienza ispira la scienza

La direzione inversa è meno nota, ma ha cambiato il mondo:

  • I razzi. Goddard, come abbiamo visto, partì da Wells.
  • I satelliti per telecomunicazioni. Nel 1945 lo scrittore Arthur C. Clarke descrisse in un articolo l’idea di satelliti fermi sopra un punto della Terra per trasmettere segnali. Oggi l’orbita geostazionaria è chiamata anche “orbita di Clarke”.
  • Le parole. “Robot” nasce da un’opera teatrale ceca del 1920, R.U.R. di Karel Čapek. “Cyberspazio” lo ha reso popolare William Gibson con Neuromante (1984), prima che Internet entrasse nelle case.
  • L’etica. Le tre leggi della robotica, inventate da Isaac Asimov nel 1942 per i suoi racconti, sono ancora il punto di partenza di molte discussioni sulle regole da dare alle intelligenze artificiali.

La fantascienza, in questi casi, non inventa la tecnologia. Fa qualcosa di più sottile: la rende immaginabile, e quindi desiderabile o temibile, prima che esista.

Il circolo completo: da Galvani a Frankenstein

Il caso più affascinante parte dall’Italia. Alla fine del Settecento Luigi Galvani, a Bologna, fa contrarre le zampe di rana con l’elettricità. Suo nipote Giovanni Aldini porta gli esperimenti in giro per l’Europa, applicando corrente a corpi di animali e perfino di condannati a morte.

Pochi anni dopo Mary Shelley scrive Frankenstein (1818), un uomo costruito in laboratorio e riportato alla vita. Nella prefazione dell’edizione del 1831 cita esplicitamente il galvanismo come una delle idee da cui era partita. Quella storia, a sua volta, è diventata il modo in cui parliamo di scienza: ancora oggi, quando una nuova biotecnologia fa paura, i giornali tirano fuori “Frankenstein”. La scienza ha ispirato il romanzo, e il romanzo ha cambiato il modo in cui giudichiamo la scienza.

La Treccani considera proprio Frankenstein uno dei precedenti del genere, e indica in Verne e Wells i due filoni che lo dividono ancora oggi: uno affascinato dal progresso, l’altro critico e pessimista.

Laboratorio settecentesco con zampe di rana collegate a fili metallici; l’ombra dello scienziato diventa una figura gigante cucita.

Dove si colloca Vita Sintetica

Se oggi la minaccia è il corpo, cioè ciò che possiamo progettare, copiare e vendere, Vita Sintetica appartiene a questa ultima fase. La clonazione è già realtà in laboratorio dagli anni ’90; la domanda aperta non è più “si può fare?”, ma “chi decide che cosa diventa chi viene creato?”.

È la linea di Wells, non di Verne: guardare una tecnologia possibile e chiedersi chi ci guadagna e chi paga. Ne parlano anche I diritti dei cloni, Un clone è la stessa persona? e l’allegoria dello sfruttamento animale. E se ti chiedi perché queste storie ci attraggono tanto, la risposta è in Perché ci piace la distopia.

Domande frequenti

La fantascienza ha mai previsto davvero il futuro?
Qualche volta ci ha preso nei dettagli, come i satelliti di Clarke. Ma per ogni previsione azzeccata ce ne sono decine sbagliate. Il suo valore non sta nelle profezie, ma nelle domande che pone.

Chi ha inventato la fantascienza?
Come genere riconoscibile nasce nella seconda metà dell’Ottocento con Jules Verne e H.G. Wells. Frankenstein di Mary Shelley (1818) è considerato il precursore più importante.

Perché negli anni ’50 c’erano così tanti alieni invasori?
Perché riflettevano la Guerra fredda: la paura di un nemico invisibile, dell’infiltrazione e della bomba atomica.

Di cosa parla la fantascienza oggi?
Soprattutto di clima, intelligenza artificiale e biotecnologie: temi in cui la tecnologia esiste già e il problema è come la usiamo.

Da dove viene la parola “robot”?
Dal ceco robota, “lavoro forzato”. L’ha resa celebre Karel Čapek nel dramma R.U.R. del 1920, dove i robot sono lavoratori artificiali che si ribellano.

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